disco abbandonata

Bye Bye Hippodrome: i ricordi dell’ex discoteca

ex maxi discoteca che verra demolita

Dopo aver letto della demolizione dell’Hippodrome, prevista entro la fine dell’anno, abbiamo deciso di dedicare all’ex discoteca (chiamata prima Valentinis, poi Hippodrome e infine BeFore) una nuova puntata, tornando a Monfalcone e raccogliendo testimonianze e ricordi di chi quelle piste da ballo le ha vissute da vicino. A distanza di tempo dalle prime foto che avevamo pubblicato abbiamo trovato una situazione di degrado disarmante.

Parte della struttura è tuttora utilizzata come rifugio per sbandati, ci sono cumuli di sporcizia alti diversi metri, letti di fortuna, abiti, scarpe, anche di bambini, spazzatura ovunque e cibo accantonato, portato recentemente, ancora da consumare. Uno degli ingressi laterali, coperto dalla strada da un muro, viene utilizzato come toilette a cielo aperto. Alcune stanze dentro vengono utilizzate con regolarità, tanto che ci sono biciclette in buone condizioni e altri oggetti d’uso quotidiano. Nelle sale uno scempio totale.
Abbiamo chiesto sul web di inviarci ricordi legati all’epoca d’oro della discoteca e abbiamo raccolto due testimonianze, quelle del dj e speaker radiofonico Alex Bini e la voce di un gruppo di ragazzi che frequentava il locale nei primi anni ’90.

“Quando ci lavoravo – racconta Alex Bini – l’Hippodrome (marchio in comodato dall’originale discoteca londinese) era una macchina fabbrica-soldi, fascinosa, con proprietari già ben rodati che avevano altre cinque discoteche in Veneto. 12-13 mila persone pagavano settimanalmente il biglietto, con punte di 5mila ingressi solo la domenica pomeriggio. Figlia di mega discoteche nate come funghi in tutt’Italia nel finire degli anni ’80 era l’ incredibile e mastodontica novità, divisa in più sale e quindi in diversi generi musicali. Ma la grande forza era la macchinosa organizzazione dei P.R. Vera e propria ramificazione regionale e in tutti i capoluoghi e cittadine importanti della regione si organizzavano in gerarchie ben delineate, con Capo PR, vice capi PR, PR e “Pierrìni”. La massa tuttavia proveniva da Trieste e, visto che i giovanissimi si muovevano in treno da Trieste a Monfalcone, la domenica pomeriggio le Ferrovie dello Stato furono costrette a mettere all’opera due treni speciali. Il ruolo del PR inoltre era qualcosa di speciale, non solo entravano sempre gratis e partecipavano a mega cene in locali di Monfalcone a spese dei proprietari, ma venivano considerati davvero “fighi”, oltre al fatto che guadagnavano bene. Sul fronte della gente ricordo in particolare che le ragazze erano le vere protagoniste. Partivano da casa con i loro zaini pieni di abbigliamento che poi indossavano nei bagni del locale, sistemando nelle borse gli abiti brutti “mamma style”, ben consapevoli che la sera, prima di uscire dove i genitori le raccoglievano con l’automobile, dovevano ricambiarsi”.


Nel corso degli anni d’oro l’Hippodrome ha anche accolto personaggi famosi. “Innumerevoli gli ospiti – prosegue Alex Bini – cantanti, cantautori, gruppi e dj che si esibivano nella “sala del liscio” (la più grande sala d’Europa senza colonne o pilastri) ma il colpaccio fu fatto con il concerto degli 883, l’apoteosi! 7500 persone stipate nella sala, e quasi altrettante fuori, con articoli e servizi sui media per giorni”.
“Tutto era molto controllato, anche dal severissimo servizio d’ordine, talvolta eccessivo nel modo di agire nei confronti dei più facinorosi, che letteralmente prima sparivano dalla sala e poi dalla struttura. Le cose andavano bene, la gente si divertiva in sicurezza”.
Poi qualcosa cambia, Alex Bini intanto si sposta al Jammin’ di Trieste, nell’area dell’ex Birreria Dreher, convogliando tantissimi ragazzi. E’ il primo momento di difficoltà per l’Hippodrome, che nel frattempo cambia nome e diventa BeFore, con un tentativo di rilancio della struttura.
“Tre anni dopo sono stato ricontattato dall’allora proprietà e per due anni sono tornato a lavorare a Monfalcone, ma poi il concetto di megadiscoteche si stava sgretolando in tutto il Paese e ho lasciato concentrandomi su altri club”.

“L’appuntamento di domenica per tutti nel primissimo pomeriggio era a Trieste in piazza Oberdan, poi a piedi verso la stazione dei treni, direzione Hippodrome – racconta un gruppo di ragazzi che frequentava la discoteca nei primi anni ’90 – eravamo ancora giovanissimi e già quel breve tratto in treno ci sembrava un viaggio. Si scendeva e poi a piedi di nuovo, verso le sale del divertimento. In tasca le riduzioni, quei pezzi di carta coloratissimi, distribuiti spesso da amici o compagni di scuola a Trieste, che ancora oggi alcuni di noi conservano. Qualcuno si ricorda l’abbigliamento particolare, erano gli anni dei bomber, di marchi come Maui, Energy, Best Company, spopolavano i Levi’s e gli anfibi e nonostante il caldo della discoteca anche le camicione di flanella. Molte ragazze entravano coperte con maglioni, ma sotto indossavano top molto corti, sopra minigonne e immancabili jeans. Per molti sono state le domeniche dei primi baci, delle prime cotte e poi davvero tutti andavano a ballare lì la domenica. Ogni volta che si prendeva il treno si dava per scontato che si sarebbero incontrati quasi tutti i coetanei triestini. Abbiamo vissuto un’epoca delle discoteche davvero unica”.

@PUBBLICAZIONE RISERVATA

Condividilo con i tuoi amici:

Un commento

  1. Nel finire degli anni ’70, non ’80! Verso la fine degli anni ’80 molte discoteche già chiudevano!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *