caserma abbandonata

Ex caserma Pecorari – Lucinico (Gorizia)

Quando raggiungiamo Lucinico non è facile trovare questa ex caserma, chiediamo indicazioni agli abitanti della zona e arriviamo in una stradina, piena di villette ordinate, che distano solo pochi metri da quella che sembra una sorta di giungla. Invece si tratta dell’ingresso principale del sito.

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Non ci stupiamo poi molto, visto che un articolo recente apparso sul quotidiano Il Piccolo scriveva così: “È persino difficile capire che lì c’era una caserma. La vegetazione selvaggia si è talmente impadronita di tutti gli spazi e ha finito con l’inghiottire i portoni ormai arrugginiti e il muro di cinta della vecchia Pecorari”. Sappiamo che si tratta di un comprensorio molto ampio e decidiamo di percorrerne il perimetro.
Complessivamente è di oltre 61mila metri quadrati, 4500 dei quali circa suddivisi tra edifici, 16 in totale, tra uffici, alloggi, la mensa, magazzini e altri locali. L’ex caserma confina su due lati con la strada e su altri due con i campi ed è qui che il muro è stato abbattuto e come vedremo all’interno le incursioni sono state ripetute.

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Tutto è stato chiuso nel 1991 e su Facebook, come spesso accade, ci sono ancora gruppi di commilitoni che ricordano i periodi trascorsi qui, dove per decenni i militari sono stati di casa, nelle strade e nei locali di Lucinico. Poi la chiusura e la dismissione.
Nel tempo si sono alternate varie ipotesi, sul web si legge della possibilità di farne un centro di accoglienza, poi un carcere e ancora uno spazio per attività sportive, ma nulla di tutto ciò è stato avviato. E pensare che le potenzialità sono davvero tante.

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Camminiamo tra rovi, cespugli, rami, piante, tanto che in parecchi punti è difficile distinguere l’asfalto, ormai coperto da una fitta coltre di vegetazione. Incontriamo pure un serpente. Uno dopo l’altro ci appaiono i vari edifici, tutti o quasi con porte inesistenti e finestre rotte. Ci sono i magazzini delle vivande, gli uffici, le stanze per lo svago, dove il bancone di un bar è parzialmente intatto e in un ambiente vicino ci sono ancora le tende appese. Rimane anche qualche foglio con indicazioni e numeri semi cancellati dal tempo, alcuni simboli sui muri e qualche targhetta. Per il resto tutto è vuoto. Ecco apparire poi gli uffici e i locali per i quali ormai è impossibile capire l’originale destinazione. Alcune stanze sono pesantemente danneggiate, soprattutto dagli agenti atmosferici a causa dell’assenza di protezioni. Ce n’è una completamente allagata, un’altra dove il soffitto è crollato, altre ancora dove i muri sono scrostati e cadono a pezzi.

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Dentro scene viste già troppe volte, bagni con sanitari divelti, immondizie, escrementi, fili elettrici staccati, tutto rotto.
In uno stanzone si apre quello che resta di una grande mensa e in un ambiente più piccolo vicino ancora lo scheletro di un’imponente cucina, che serviva tutto il campo. E’ la parte che più ci colpisce perché parla di quotidianità, di attrezzature che venivano utilizzate abitualmente e che ancora sono ben distinguibili nonostante la distruzione totale che regna in questo angolo dimenticato.

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Siamo davanti a un’altra, l’ennesima, cittadina militare lasciata al suo destino.

@PUBBLICAZIONE RISERVATA

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Un commento

  1. Ho trascorso 10 mesi della mia vita militare alla caserma Pecorari di Lucinico, prima da caporalmaggiore, poi da sergente. Da dicembre 1972 a ottobre 1973.
    Mi fu affidata, dal Capitano che comandava il distaccamento, la gestione dello spaccio truppa e dei circoli e mense ufficiali e sottufficiali.
    Vedendo l’ingresso dello spaccio truppa, nella terza fotografia di questa pagina, mi viene l’angoscia.

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