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Ex Ospedale Psichiatrico

Un luogo ricco di fascino, uno dei simboli dell’abbandono nel capoluogo isontino, testimone di una storia ultracinquantennale.

Una delle mete potenzialmente più affascinanti tra le moltissime visitate negli anni, anche se con un significativo margine di rammarico: il fatto di aver potuto accedere solo al perimetro interno, senza poter varcare la soglia dell’immensa struttura.


Parliamo dell’ex Ospedale Psichiatrico di Gorizia, situato letteralmente a un passo dal confine con la Slovenia e testimone di una storia pesante, nel bene e nel male.

Costruito nel 1911 e distrutto dai bombardamenti nel 1916, riedificato nel 1928 e definitivamente inaugurato nel 1933, è stato teatro di un cambiamento non totale ma in ogni caso epocale nel trattamento dei pazienti grazie all’opera di Franco Basaglia, che ne assunse la direzione nel 1960. La storia dell’ex manicomio, proseguì poi di fatto fino al 1978.


I permessi ottenuti per accedere all’immenso parco che circonda l’altrettanto imponente edificio, ci consentono di arrivare a qualche metro dagli ingressi, situati frontalmente così come sul retro. La mattinata decisamente piovosa non ci impedisce di certo di percorrere l’intero perimetro, constatando una situazione generale di forte degrado, più consistente in quella grossa porzione del complesso non visibile dal viale che costeggia il cancello principale. Grondaie divelte, vetri e finestre rotte in quantità industriale, condizioni generali che hanno abbondantemente ceduto il passo all’incuria e alle intemperie.

Pur senza varcare appunto le soglie e rimanendone a debita distanza, attraverso il teleobiettivo una sbirciata oltre entrambi gli ingressi riusciamo a darla, vista anche l’assenza di ostacoli. L’atmosfera non può che essere decisamente cupa e spettrale, i muri scrostati nei lunghi corridoi così come nelle scale che conducevano ai piani superiori, non rendono giustizia a un luogo che nel bene e nel male, ha rappresentato un pezzo di storia del capoluogo isontino.


La struttura, seppur con evidenti segni di danni provocati sia dall’uomo che da agenti esterni, parrebbe ancora recuperabile. Ma quale futuro potrebbe avere? Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza. Una ristretta area è attualmente messa a cantiere, ma sulla futura destinazione non abbiamo notizie certe. Di certo e pare quasi superfluo sottolinearlo, visto lo stato dell’arte in cui da anni versa l’intera area, le centinaia di storie vissute al suo interno, spesso e volentieri composte da pagine al limite del raccapricciante, meriterebbero maggior rispetto.

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