haludovo palace resort 2017

L’incredibile storia di Haludovo

Haludovo 2017
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La meta era in testa da un bel po’, un viaggio non proprio breve ma tutto sommato alla portata. Alcune foto e la tribolata storia di questo affascinante luogo avevano ammantato il tutto di un’aura un po’ mitica e un po’ mistica, quello che però ci siamo poi ritrovati davanti è andato ben oltre ogni nostra più fervida immaginazione. Un paio d’ore abbondanti di auto da Trieste, costa occidentale della splendida isola di Krk, quasi di fronte alla città di Rijeka (Fiume), questa grossomodo la connotazione geografica di quello che avevamo sempre sentito chiamare Hotel Haludovo, ma che si è poi rivelato un immenso ex villaggio turistico. Ci sono ancora i cartelli stradali, decisamente chiari pur se comprensibilmente datati. Azzerato il margine di dubbio e il tempo da impiegare per arrivare nel posto giusto. Non ci sembra vero.

Il gigantesco complesso è parzialmente nascosto dalla fitta vegetazione che scende verso il mare, bastano però pochi passi a piedi per iniziare a rendersi conto che per un degno sopralluogo saranno necessarie diverse ore. Da dove cominciare? Una rapida sbirciata all’ingresso principale per poi procedere oltre, una “timeline” che suona tipo “partiamo da un’estremità e finiamo dalla parte opposta”. Impossibile procedere senza un minimo ordine logico, troppe cose resterebbero indietro in questo sterminato labirinto.
Si inizia nella rigogliosa pineta, popolata da diverse decine di bungalows disposti su più livelli, partendo dal punto più alto avvicinandosi man mano sempre di più al mare. In alcuni di questi sono presenti segni dei tantissimi passaggi di persone susseguitesi negli ormai oltre vent’anni di abbandono, le strutture al netto dei segni del tempo sono ancora in buone condizioni, si riconoscono distintamente le zone giorno, gli spazi adibiti a camere, i bagni e il cortiletto privato di cui ogni struttura era dotato.

Ci lasciamo alle spalle il corpo centrale della struttura e una volta arrivati fin sul mare, risaliamo scorgendo nella pineta i resti di un minigolf. Procediamo oltre, fino a raggiungere la parte centrale del resort. Piano sotterraneo ed ecco un’altra sorpresa, tra murales e distruzione generalizzata si accede al bowling di Haludovo. Tutto è gravemente danneggiato, si riesce ad arrivare fino sul retro delle varie piste, è ancora riconoscibile il bancone del bar, il punto di ritiro delle scarpe e dell’attrezzatura, ad ogni passo è un nuovo rendersi conto di quanto immenso sia questo posto, di quante erano le opzioni di divertimento pensate e realizzate da Bob Guccione, fondatore di Penthouse, quando nel 1972 decise di mettere sul piatto questo clamoroso investimento da (all’epoca) 45 milioni di Dollari.

Dal bowling una scala per risalire, fino a giungere nel cuore della gigantesca hall. Un desk enorme al centro, divanetti disposti simmetricamente, perfino un camino, il tutto su due piani con una terrazza bar affacciata sul mare a dominare la piscina sottostante, che visiteremo successivamente. Vetri rotti ovunque, danni a più non posso, percorsi comunque ancora chiari rivolgendosi da un lato (piscine, saune ed area wellness) e dall’altro (ristorante e corridoio verso le camere). Procediamo fino alla reception visitandone quel che resta sia di fronte che sul retro, una rapida occhiata alle cassette di sicurezza arrugginite per poi salire verso i piani, dove troviamo quel che resta delle tantissime stanze. Quasi tutte svuotate, tutte decisamente danneggiate, tanto dai vandali quanto dai segni del tempo. In alcuni piani i “visitatori” non si sono limitati a rompere tutto, ma hanno anche incendiato interi corridoi, saliamo fino all’ultimo piano dove le camere erano più grandi e dove rivolte verso il mare c’erano le suite. E’ tutto distrutto, la vista clamorosa guardando il mare resta in ogni caso, figurarsi quando ad Haludovo funzionava tutto. Si arriva nel totale degrado ma senza ostacoli fin sul tetto, punto di vista ideale per godere non solo di un panorama incredibile ma anche per rendersi conto dell’indefinita vastità di Haludovo.

Scendiamo per visitare la successiva porzione dell’edificio principale, dalla hall un corridoio stretto e buio conduce ai resti di un club e di un ristorante, parzialmente dati alle fiamme ma nei quali sono facilmente riconoscibili tanto i banconi quanto i divanetti. Una porta sul retro conduce a un lunghissimo corridoio, piano lavanderia, vani caldaie, alcune stanze riservate al personale, depositi di materiali e cumuli di rifiuti di ogni tipo, dimensioni e quantità di cose da vedere non rendono minimamente l’idea dell’immensità di Haludovo.


Si ritorna di nuovo nella hall per poi scendere attraverso un corridoio lungo il quale si incontra quel che resta dell’area wellness, le scritte riportano i vecchi spogliatoi, le stanze usate per saune e massaggi, ambienti superati i quali si arriva alle piscine. Una più piccola coperta, una più imponente scoperta, ora colorate solo da murales e “riempite” da oggetti di vario tipo scagliati al loro interno. Accanto alle piscine una scaletta che conduce a un secondo gruppo di bungalows, sistemati in modo pressoché simmetrico ai primi visitati e ridotti nelle medesime condizioni. Risaliamo verso la hall, collegata alla quale si accede al padiglione “B”, più piccolo dell’edificio principale ma ugualmente devastato tanto nelle stanze quanto nei corridoi. La cosa ancor più pazzesca è che sembra tutto finito qui, invece lasciandosi alle spalle Haludovo di una cinquantina di metri, si raggiunge un ex stabilimento balneare ad uso probabilmente esclusivo del resort oltre a un ristorante, entrambi abbandonati e in condizioni pietose.

Accanto a quest’ultimo un altro piccolo residence, anche questo abbandonato, pure questo facilmente accessibile e distrutto sia dentro che fuori. Risalendo nella boscaglia verso la nostra auto e verso strutture regolarmente in funzione (!), l’ultima sorpresa: una discoteca su due piani, ovviamente devastata dall’uomo e dai segni del tempo. Salutiamo questo posto incredibile con alcuni giovani del luogo che saliti sul tetto dell’edificio centrale sbraitano, lanciano bottiglie di vetro e piume di cuscini da loro sventrati. Questa la cartolina finale di Haludovo, il suo modo di dirci “arrivederci”. Si, perché in un luogo del genere, prima o poi, non si potrà non tornare.

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